Ferrata della Memoria al Vajont

La Ferrata della Memoria al Vajont è una via recente, ottimamente attrezzata e impegnativa, che sale verticale sulla gola del Vajont, teatro della tragedia del 1963. Molto aerea e atletica, richiede buon allenamento per l'elevato numero di passaggi verticali.
Punto di partenza è lungo la strada che collega Longarone (Belluno) con Erto (Pordenone): da Longarone, sulla SS 51, si seguono le indicazioni per Erto, si attraversa il Piave e si sale per tornanti; al sesto tornante una stradina scende a destra fino a un ampio spiazzo dove si parcheggia (punto di partenza su Google Maps). Dalla bacheca si segue il cartello a destra nel bosco fino a una prima galleria (circa 100 m): qui conviene indossare casco e kit e tenere pronta la torcia. Si percorre la galleria, si esce su una cengia a sinistra e si raggiunge una seconda, più breve galleria (circa 40 m), al termine della quale inizia ufficialmente la ferrata (15' dal parcheggio).
Si parte con una cengia a sinistra (cavo come corrimano), inizialmente larga, che si assottiglia aggirando uno spigolo; superato un aereo traverso su solide cambre e un'altra cengia, si raggiunge una robusta scala metallica di una decina di metri dove inizia la ferrata vera e propria. Si piega a destra in forte esposizione e si sale una parete levigata e atletica, poco arrampicabile, dove cambre, staffe e maniglie aiutano molto; alcuni strappi verticali e stretti terrazzini portano a un terrazzino più ampio. Dopo roccette e tratti di collegamento si raggiunge un diedro: il cavo sale a sinistra su una parete liscia priva di appoggi salvo una staffa artificiale, il passaggio più impegnativo della via (breve, circa 4 metri, ma molto fisico). Si prosegue su cenge, placche levigate attrezzate con lunghe serie di cambre, traversi esposti e pareti verticali con abbondanti maniglie (attenzione al fondo a tratti instabile e sporco). L'ultima sezione, più appoggiata, è in larga parte arrampicabile; una lunga cengia a destra porta a una seconda scala che supera un tetto roccioso, oltre la quale gli ultimi metri chiudono la via (2h dall'attacco, 2h 15' dal parcheggio).
Via molto verticale ed esposta (Molto Difficile): le opinioni si dividono tra chi la trova eccessivamente fisica (molti passaggi dove si traziona sul cavo o si progredisce su cambre senza toccare roccia) e chi la giudica adrenalinica e atletica. In entrambi i casi è un itinerario intenso, paragonabile per verticalità ad alcune ferrate recenti; le difficoltà calano nettamente nella seconda metà.
Itinerario recente con attrezzatura in ottimo stato, dedicato alla tragedia del Vajont del 1963; da percorrere in buona forma fisica e con caschetto e torcia per le gallerie iniziali.
Si segue la traccia con segnavia 380 fino a un bivio: a sinistra per Casso, da cui si rientra al parcheggio (1h dal termine, 3h 15' totali), oppure a destra verso la diga del Vajont, scendendo poi lungo la strada asfaltata e, al termine della seconda galleria, prendendo a sinistra il sentiero nel bosco fino all'auto (1h 15' dal termine, 3h 30' totali).
Verso il Civetta, in ordine di difficoltà, la Ferrata degli Alleghesi, la Ferrata Tissi e la Ferrata Costantini alla Moiazza; vicino a Longarone le brevi Ferrata alla Parete dei Falchi e Ferrata della Val Gallina.
- DifficoltàMolto Difficile
- RegioneVeneto
- GruppoGola del Vajont
- Avvicinamento0:15 h
- Ferrata2:00 h
- Itinerario (a/r)3:15 h
- Dislivello ferrata220 m
- Dislivello itinerario220 m
- Quota max800 m
- Lunghezza4,7 Km





























































