Ferrata degli Alleghesi al Civetta

La Ferrata degli Alleghesi e' uno dei grandi itinerari classici delle Dolomiti: porta in cima al Monte Civetta (3220 m), nelle Dolomiti di Zoldo, con una salita lunga e ininterrotta che mette alla prova soprattutto la resistenza. Tecnicamente e' valutata Moderatamente Difficile (MD), ma i 870 m di dislivello attrezzato, i 1790 m complessivi e i 18,5 km di sviluppo ne fanno una giornata da escursionisti molto allenati. Chi non se la sente di chiudere tutto in un giorno puo' spezzare l'itinerario in due tappe appoggiandosi ai rifugi della zona.
Ci sono due possibili basi di partenza, a seconda di come si vuole rientrare. Per salire la ferrata e tornare dalla via normale conviene lasciare l'auto vicino a Palafavera, tra la Val Zoldana e il Passo Staulanza: presso il campeggio c'e' un ampio piazzale da cui parte l'escursione (punto di partenza su Google Maps). La seconda opzione, pensata per chi rientra lungo la Ferrata Tissi, parte invece da Malga Grava in Val Agordina: risalendo la valle, all'altezza dell'abitato di Chiesa si imbocca a sinistra Via Grava fino al suo termine, presso una malga circondata da prati. La descrizione che segue si riferisce alla prima opzione. Da Palafavera si sale seguendo il sentiero 564, che attraverso il bosco su stradino guadagna quota con pendenza dolce fino a Malga Pioda (1850 m, circa 1 ora); in alternativa la seggiovia da Palafavera porta al Col de la Traversa risparmiando circa 400 m di dislivello. Si prosegue poi sul sentiero 556, ben segnalato, che conduce al Rifugio Sonino Coldai (2132 m, circa 1h30' dal parcheggio). Dal rifugio ci si dirige verso la Forcella Coldai fino a un bivio: sulla sinistra si stacca il sentiero 557, noto come Sentiero Tivan, che senza eccessiva pendenza porta verso l'attacco. Salendo si piega poi a destra (est) risalendo un canalone detritico con brevi tratti gia' attrezzati; un ultimo spezzone di corda piu' esposto su roccette, sotto il Muro del Tivan, introduce all'attacco vero e proprio (1h30' dal Rifugio Coldai, circa 3 ore dal parcheggio).
Si parte su una serie di staffe metalliche lungo una placca verticale. Si traversa a destra su alcuni pioli, quindi si risale una nuova fila di staffe verticali e poi lunghi pioli in traverso verso sinistra; ancora un tratto orizzontale e di nuovo in verticale su una lunga sequenza di staffe. Guadagnando rapidamente quota ed esposizione si raggiunge una scaletta metallica molto aerea. Si entra poi in un canalino verticale ma ricco di buoni appigli per mani e piedi su roccia solida, dove si arrampica aiutandosi in un paio di punti da pioli sul lato destro. Usciti dal canalino, seguendo gli abbondanti bolli rossi si piega a sinistra su placca verso un secondo canalino, anch'esso arrampicabile: lo si risale sul lato destro sfruttando gli ottimi appigli e una fitta serie di staffe, uscendone grazie ad alcuni infissi metallici. Termina cosi' la prima lunga sezione e l'ambiente si apre, con la vetta finalmente in vista. Si attacca una serie di placchette levigate e con pochi appigli, superate a tratti in aderenza e a tratti sui pioli; la vista spazia dall'imponente Punta Tissi al Lago Coldai, quasi mille metri piu' in basso. Questo settore e' relativamente facile, con brevi balzi verticali e tratti di trasferimento, fino a una cengia che conduce in cresta; si percorre un tratto di filo e poi si resta sul lato sinistro lungo una cengia attrezzata ed esposta. Segue un nuovo tratto di salita su roccette e placche piuttosto impegnative, rese ostiche dalla roccia molto levigata, alternando passaggi lisci ad altri ben appigliati. Si esce su un ampio crinale con balzi rocciosi: qui occorre attenzione sia a non smuovere sassi sia a eventuali residui di neve. L'ultima sezione, circa cento metri di dislivello, richiede concentrazione piu' per la stanchezza accumulata che per la difficolta': da un terrazzino panoramico affacciato sul Pelmo si sale una parete verticale ma appigliata, si piega a sinistra superando alcuni balzi, si traversa esposti verso sinistra (passaggio aereo ma non difficile), si torna a destra e si guadagnano gli ultimi metri su roccia levigata che puo' richiedere un po' di trazione. Raggiunto il crinale, la cresta ampia e con traccia evidente prosegue verso sinistra, con grande vista verso Alleghe oltre mille metri piu' in basso, fino alla croce di vetta del Civetta (3220 m, 3h30' dall'attacco, circa 6h30' totali).
La difficolta' tecnica e' moderata e questo, insieme alle attrezzature abbondanti dove i passaggi si fanno sostenuti, rende la via uno degli itinerari piu' frequentati delle Dolomiti Bellunesi. La vera misura della giornata e' pero' la lunghezza: sviluppo, dislivello e durata impongono un ottimo allenamento e una buona gestione delle energie, perche' la parte piu' delicata - la discesa - arriva quando si e' gia' stanchi. L'itinerario, voluto per salire una montagna che per decenni fu un banco di prova per l'alpinismo mondiale, richiese un lavoro enorme: i lavori iniziarono nel 1949 e si conclusero solo nel 1966.
Trattandosi di un itinerario che tocca i 3220 m, la stagione utile e' quella estiva e di inizio autunno, quando i nevai residui si sono ridotti. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco, con scorta abbondante di acqua e cibo per una giornata lunga. Si parte presto per evitare i temporali pomeridiani in quota e si verifica il bollettino meteo prima di muoversi; in caso di maltempo si rinuncia. La via e' generalmente in buone condizioni e ben attrezzata.
Dalla croce di vetta una traccia con bolli rossi scende sul versante est verso il sottostante Rifugio Torrani, visibile quasi subito e raggiungibile senza difficolta' (circa 20' dalla vetta). Dal rifugio si scende fino a un bivio segnalato: a destra parte l'impegnativa Ferrata Tissi, che porta a Forcella delle Sasse, mentre a sinistra scende la via normale, anch'essa attrezzata, qui descritta. La discesa per la via normale e' tutt'altro che banale e va affrontata con la massima concentrazione: seguendo i bolli rossi si arriva presto a un primo passaggio di disarrampicata in un camino privo di protezioni, non proibitivo ma che richiede piede fermo. Si prosegue fino a un balconcino dove si incontra il primo tratto di fune, utile soprattutto come corrimano; dopo alcuni gradoni si scende a un pianoro da cui iniziano le difficolta' principali. Si affronta quindi una lunga serie di roccette seguita da un balzo verticale piu' impegnativo, poi una placchetta inclinata sotto un tetto roccioso che resta spesso umida per l'acqua del nevaio; seguono altri passaggi su placca e brevi camini, fino a placche e cenge che conducono al nevaio, dove finiscono le difficolta' e le attrezzature. Da qui si percorre verso sinistra il Sentiero Tivan, che costeggia le pareti est del Civetta fino a ritrovare il punto in cui in salita si era lasciato il sentiero; si torna quindi a ritroso passando per il Rifugio Coldai e si scende a Palafavera (circa 4 ore dalla vetta, intorno alle 10h30' totali senza considerare le pause).
L'abbinamento classico e' con la Ferrata Tissi, spesso percorsa in discesa perche' piu' breve pur essendo piu' difficile. Restando nel gruppo del Civetta meritano la Ferrata Gianni Costantini alla Moiazza e la Ferrata Fiamme Gialle nel Pelsa; verso Agordo si raggiunge l'attacco dell'impegnativa Ferrata Stella Alpina all'Agner, mentre scendendo verso Belluno si incontrano le ferrate Sperti, Marino Guardiano e Zacchi.
- Avvicinamento3:00 h
- Durata ferrata3:30 h
- Itinerario totale10:30 h
- Dislivello ferrata870 m
- Dislivello itinerario1790 m
- Altitudine massima3220 m
- Lunghezza18,5 Km
- Anno apertura1966













































