Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura

Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura
Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura
Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria
⚠ Avviso — Nel 2017 la ferrata risultava chiusa per manutenzione e non risulta conferma di riapertura ufficiale. Due tratti possono presentare attrezzatura mancante o in manutenzione, cosa che innalza sensibilmente il grado di difficoltà. Verificare le condizioni aggiornate prima di partire: per procedere in sicurezza servono piede fermo e una corda per assicurare il compagno che sale.

Il Sentiero Attrezzato Chiesa è una piacevole escursione che risale l'angusta Val Scura, vicino a Levico Terme, in provincia di Trento. La difficoltà è moderata e il fondo, a tratti instabile, richiede un minimo di esperienza di escursioni attrezzate. È un itinerario perfetto per le mezze stagioni, quando il Rio Bianco ha buona portata e si possono ammirare le numerose cascate lungo il percorso; lo proponiamo come anello con rientro dal Sentiero del Menador.

Avvicinamento

Il punto di partenza è nel comune di Levico (TN). Da Levico Terme si procede a sud in direzione Lochere fino a raggiungere l'Albergo Paoli, presso il quale si parcheggia (ampio spiazzo sulla sinistra), punto ideale per l'anello con rientro dal Sentiero del Menador (apri su Google Maps). Si risale la strada asfaltata fino al primo tornante: dove questa prosegue a destra in salita, un cartello e una targa rossa indicano l'ingresso nel bosco. Si sale su facile sentiero tenendo la sinistra orografica verso sud, con il Monte Pegolara a destra e il Monte Calmo a sinistra. Mano a mano che si sale si affrontano diversi guadi del Rio Bianco — sei in tutto prima dell'inizio della ferrata — mentre l'ambiente si fa sempre più bello, con pronunciate guglie rocciose ai lati. In breve si incontra il primo tratto attrezzato (850 m, 1h dal parcheggio).

Il percorso

Si risale un primo tratto di fune metallica per superare una sella; oltre, dopo una facile ma scivolosa cengia detritica, si scende una scaletta metallica perdendo un poco di quota verso il torrente e una guglia che sembra sbarrare la valle. Si riattraversa il torrente e si sale la seconda scala metallica, che aiuta a superare un macigno, seguita poco dopo da una terza scala. Si percorre quindi una cengia a bordo torrente, dove serve attenzione perché il cavo tende a spingere verso l'esterno e il fondo è scivoloso per l'umidità. Si risale una nuova scala e si prosegue su comodo sentiero con splendido panorama su monti, cascate e ruscelli; superato questo tratto facile, si affronta una salita più ripida su fondo terroso poco stabile fino a un punto panoramico sulla Valsugana. Comincia così la seconda parte: il primo tratto attrezzato è un traverso esposto ma non difficile, con staffe di sostegno; seguono una comoda cengia e una nuova scaletta. Si percorre quindi un tratto non attrezzato, si scende in un solco detritico e si risale quello che è probabilmente il passaggio più difficile della via, una parete inclinata composta da gradoni naturali su cui serve attenzione. Si superano due scalette metalliche e si prosegue fino a scendere un tratto detritico abbastanza impegnativo; si risale poi su fondo poco stabile ma non difficile, si supera la targa dedicata a Clemente Chiesa e si completa il tratto detritico. Passando accanto a una bella cascata si raggiunge una nuova cengia rocciosa, che si imbocca verso destra; la si completa, si sale una scaletta appoggiata a un masso e si scavalca il torrente presso alcuni massi rocciosi. Con un'ultima scaletta si conclude la parte attrezzata, in prossimità di un altopiano (1247 m, 1h45 dall'attacco, 2h45 complessive).

Carattere e difficoltà

Per le difficoltà tecniche pure la via sarebbe da catalogare come facile, ma lo stato delle attrezzature ne ha innalzato il grado: con due tratti privi di protezione o in manutenzione, servono piede fermo e una corda per assicurare il compagno. L'ambiente è davvero suggestivo e, per la bassa altitudine, l'itinerario è assolutamente da visitare, specie nelle mezze stagioni.

Lungo il percorso si affrontano numerosi guadi del Rio Bianco e diverse cenge a bordo torrente con fondo scivoloso per l'umidità: attenzione al passo e alla tendenza del cavo a spingere verso l'esterno.
Periodo e sicurezza

Quota bassa (massimo 1370 m): l'itinerario si presta bene alle mezze stagioni, quando il Rio Bianco ha buona portata e le cascate sono al meglio. Oltre a verificare lo stato delle attrezzature, è bene valutare la portata del torrente per i numerosi guadi.

Discesa

Terminata la ferrata si prosegue lungo il sentiero nel bosco che, verso sud, punta alla località Seghetta. Al primo bivio si tiene la sinistra in direzione della Baita Cangi, sul segnavia 201. Pur non essendo la via più rapida, proponiamo il rientro per il Sentiero del Menador nella Val Pisciavacca: al secondo bivio si tiene ancora la sinistra e si percorre un piacevole sentiero tra saliscendi, tratti un poco scivolosi su detrito, ponticelli e guadi, fino a tornare verso l'auto. Al termine del Sentiero del Menador (2h30 dal termine della ferrata) si tiene la sinistra lungo via delle Valli fino a riprendere la strada provinciale dell'andata; di nuovo a sinistra si raggiunge in breve il parcheggio di fronte all'albergo (5h30 complessive).

Galleria
Dati tecnici
  • DifficoltàModeratamente Difficile
  • RegioneTrentino-Alto Adige
  • GruppoValsugana - Vigolana
  • Avvicinamento1:00 h
  • Ferrata1:45 h
  • Itinerario (a/r)5:30 h
  • Dislivello ferrata390 m
  • Dislivello itinerario828 m
  • Quota max1370 m
  • Lunghezza11,7 Km
Relazione

Questa relazione è stata redatta da Cornel Caba. Se trovi informazioni da correggere o aggiornare, contattami.

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