Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart

Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart
Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart
Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

La Ferrata Anita Goitan (o Sentiero Attrezzato Goitan) è un lungo e panoramico itinerario ad anello nelle Alpi Giulie (provincia di Udine), con partenza da Sella Nevea, appoggio al Rifugio Corsi e traversata da est a ovest dell'anfiteatro del Jof Fuart, di cui è possibile salire la vetta (2666 m). Itinerario esposto ma mai tecnicamente difficile, salvo un paio di passaggi in discesa presso la Madre dei Camosci; molto lungo e con forte dislivello, conviene spezzarlo in due giorni pernottando al Rifugio Corsi.

Avvicinamento

Si parte da Sella Nevea, raggiungibile da Chiusaforte (uscita A23 Carnia-Tolmezzo, poi 20 km verso est): si lascia l'auto nell'ampio parcheggio con paline CAI (circa 1200 m; apri il punto di partenza su Google Maps – 46.395039, 13.477250). Si seguono in salita i segnavia CAI 625 nel bosco fino alla Casera di Cregnedul; si prosegue piegando a destra per aggirare il Monte La Plagnota, tagliandone a mezzacosta il versante sud-est verso il Passo degli Scalini (2022 m). Oltre il passo si taglia un vallone fino a un bivio dove a sinistra scende il sentiero 626 dalla Forcella Lavinal dell'Orso (sarà il rientro); si prosegue dritti, perdendo un po' di quota, ignorando a destra il 628 per Malga Grantagar, e si aggira lo spallone del Campanile di Villico (postazioni della Grande Guerra scavate nella roccia) fino alla conca del Rifugio Guido Corsi (1874 m, 2h 30' dal parcheggio).

Dietro il rifugio si segue il 625 per circa 15' fino a un bivio: a destra prosegue il 625 verso la Forcella del Vallone, si tiene invece la sinistra sul 627. Dopo meno di 5' un secondo bivio: a sinistra la via normale al Jof Fuart verso la Forcella Mosè, si prosegue a destra sul 627 verso la Forcella di Riofreddo. Si sale ripidi su misto di sassi e prato sotto l'anfiteatro (cengia, canalino roccioso) fino a un bivio (2165 m, 40' dal rifugio): a destra il 627 al Rifugio Pellarini, si tiene la sinistra verso Goitan. Si sale piegando a sinistra tra roccia e prato, attenti ai segni rossi, per un canalino con roccette fino alla Forcella Riofreddo, dove è l'attacco (2240 m, 1h dal Rifugio Corsi, 3h 30' dal parcheggio), con una Madonna e una targa commemorativa della Grande Guerra.

Il percorso

Si attacca un ripido canalino roccioso non attrezzato con roccette nella parte alta; seguendo la traccia e i segni rossi si sale a sinistra verso un evidente intaglio (attenzione al fondo di ghiaina instabile), poi una cengia attrezzata a esposizione crescente verso sinistra. Se ne esce in salita a sinistra su roccette facili, si risale un canalino attrezzato e una nuova cengia fino alla base di un canalino che porta a una forcella affacciata sulla Conca di Valbruna. Dalla forcella, su tratti attrezzati non difficili, si sale una paretina verticale e poi una rampa a destra, aggirando uno spallone con in vista la Madre dei Camosci. Per raggiungerla si scendono due canalini attrezzati su fondo scivoloso (massima attenzione nella discesa di entrambi), separati da un breve tratto di collegamento, fino al canale che divide le due vette.

Attraversato il canale si sale decisi verso la Madre dei Camosci: un tratto appoggiato, poi una placca verticale attrezzata con solide staffe e infine un tratto verticale molto arrampicabile. In cima si percorre un panoramico tratto di sentiero che aggira la Madre dei Camosci su un'ampia cengia (alcuni punti esposti sono attrezzati), con vista su guglie e pinnacoli – qui l'Ago dei Camosci – e sull'intera catena delle Giulie, con il Rifugio Corsi visibile in basso. Terminata la cengia, dopo un tratto di collegamento si raggiunge la via normale al Jof Fuart che sale dalla Forcella Mosè (2350 m, 1h 30' dall'attacco, 5h totali).

Salita al Jof Fuart (opzionale). Si tiene la destra in salita seguendo segni e ometti fino all'anticima con croce e Madonna e, poco oltre, al punto più alto del Jof Fuart (2666 m, 45' dal bivio, 5h 45' totali). Si rientra poi a ritroso al bivio.

Per proseguire l'anello si tiene la destra verso sud-ovest: il sentiero taglia la montagna e scende per tratti ripidi, alcuni attrezzati (canalino, placca, cengia), fino alla Forcella Mosè (2271 m, 1h dalla vetta) col suo caratteristico gendarme – da qui è possibile scendere per la normale al Rifugio Corsi. Si prosegue invece in salita con brevi tratti attrezzati verso la Cima di Castrein, ricca di residui bellici (postazioni, ricoveri, scalinate e camminamenti); la breve ed esposta deviazione alla cima non viene qui considerata. Si scende quindi per ripidi pendii erbosi, su cui prestare molta attenzione, fino alla Forcella Lavinal dell'Orso (2138 m), dove la Goitan termina (4h 30' dall'attacco inclusa la salita al Jof Fuart, 8h totali).

Carattere e difficoltà

Classificata Moderatamente Difficile, con difficoltà tecniche 2/5, ambientali 3/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 4/5. Non è mai tecnicamente dura, ma è esposta e soprattutto molto lunga (oltre 20 km, circa 1400 m di dislivello): richiede ottima autonomia. Attrezzatura in buono stato. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

I due canalini in discesa verso la Madre dei Camosci, su fondo scivoloso, sono i passaggi più delicati. Attenzione a camosci e stambecchi, numerosi lungo il percorso, che smuovono sassi. Al di sotto della Forcella Riofreddo, sul lato nord, il vecchio sentiero verso il Rifugio Pellarini (cavi arrugginiti) non è più agibile. Verifica inoltre l'apertura del Rifugio Corsi prima di programmare il pernottamento.
Periodo e sicurezza

Itinerario d'alta montagna (fino a 2666 m) da percorrere in piena estate con meteo stabile e roccia asciutta. Data la lunghezza, conviene partire all'alba o, meglio, spezzarlo in due giorni con notte al Rifugio Corsi. Possibili nevai residui nei canalini a inizio stagione.

Discesa

Dalla Forcella Lavinal dell'Orso si tiene la sinistra in discesa lungo il vallone, senza difficoltà, fino a innestarsi sul sentiero 625 dell'avvicinamento (15' dal termine della ferrata). Si tiene la destra e si ripercorre a ritroso il sentiero già fatto: Passo degli Scalini, quindi discesa a Sella Nevea e al parcheggio (2h 30' dal termine della ferrata, circa 11 ore totali).

Carattere storico

La via è dedicata ad Anita Goitan, alpinista e sciatrice triestina, ed è stata completata nel 1973 dal CAI di Trieste. Tutto l'itinerario attraversa luoghi segnati dalla Grande Guerra, con postazioni e camminamenti ancora ben visibili.

Da abbinare

Con un avvicinamento diverso si può salire il Sentiero Attrezzato Re di Sassonia. Sul vicino Jof di Montasio, in più giorni, la Ferrata Amalia, il Sentiero Attrezzato Leva e il Sentiero Ceria-Merlone. Sul versante della Val Dogna, il Monte Cavallo con la Ferrata Norina. Da Sella Nevea, sul versante del Canin, la Ferrata Julia e la Ferrata Grasselli; verso il confine, al Mangart, l'esposta Ferrata della Vita e la Ferrata delle Balze del Mangart.

Galleria
Dati tecnici
  • Avvicinamento3:30 h
  • Durata ferrata4:30 h
  • Itinerario totale11:00 h
  • Dislivello ferrata223 m
  • Dislivello itinerario1406 m
  • Altitudine massima2666 m
  • Lunghezza20,2 Km
Relazione

Questa relazione è stata redatta da Cornel Caba. Se trovi informazioni da correggere o aggiornare, contattami.

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